giovedì 4 settembre 2014

Verdicchio classico superiore Colli di Jesi Doc Fonte della Corte 2012 di Antonio Coloccini

La recente visita in quel di Staffolo (An) mi ha fatto prima conosce, poi portare a casa, questo Verdicchio classico superiore Fonte della Corte 2012 di Antonio Coloccini. Non mi dilungherò sulle caratteristiche del terroir, inteso come zona terreno e clima, basta rileggere il post precedente (clicca qua), ma vorrei raccontare un po’ del Sig. Coloccini. Antonio è un’inossidabile agricoltore e viticultore di ben 84 anni, ed è ancora in campo ed in battaglia. Le vicissitudini della vita lo hanno portato alle soglie del nono decennio di vita intravedendo solamente una piccola e lontana fiammella nel futuro. Le tre figlie non hanno mai manifestato l’intenzione di proseguire in questo lavoro, così come neppure il primo nipote che insegue la laurea in economia. Antonio continua sperando, cuore di nonno, nella seconda nipote, appena iscritta a veterinaria. Sicuramente veterinaria non è enologia o agraria, ma sicuramente un minimo di attitudine con la natura c’è.
Nonostante tutto, Antonio da ben 15 anni ha scelto la strada del biologico, e da 11 ha la certificazione, intraprendendo questa strada per vera convinzione e non per seguire la moda nata in questi ultimi tempi.
Segue in prima persona le operazioni in vigna, coadiuvandosi di un paio di fidate persone vendemmiando a mano e usando solo rame e zolfo. Anche in cantina tutte le operazioni e le decisioni spettano a lui in prima persona. Il regime biologico che segue è abbastanza severo, sia in vigna che in cantina, pochissima chimica, zero filtrazioni, nasce così un vino il più corrispondente alla sua filosofia ed all’annata espressa dal terroir.
La bottiglia è la classica sempre bella brodolose sormontata da un’etichetta bianca e verde, sobria e tranquilla abbastanza attuale di impostazione che dà le informazioni necessarie.
Alla mescita si denota un bel giallo paglierino con riflessi verdolini, segno di gioventù, limpido e luminoso, quasi brillante. Accostando il naso al calice, si è invasi da un classico profumo da macchia mediterranea, un susseguirsi di note fruttate e floreali con qualche accenno vegetale. Intenso e molto persistente, impiega qualche attimo a dare il meglio di se. Qualche roteazione del calice mi regala una profumazione semplice, ma allo stesso tempo invitante ed elegante. Note di frutta a pasta gialla in fase di maturazione, susina e pesca nello specifico si intrecciano ad un biancospino e una più fugace ginestra. E’ comunque nella fase della macchia mediterranea che da il meglio di se, un po’ di mentuccia e un po’ di anice ci ricordano che siamo in prossimità dell’Adriatico.
In bocca è più intenso che persistente, mostra fin da subito un buon scatto acido, che sovrasta le sensazioni dolci dell’alcool e degli zuccheri rendendo la beva sicuramente verticale nonostante il corpo sia tutt’altro che esile. Nella fase finale si evidenzia una grandissima sapidità, anzi una grandissima e godibilissima salinità di chiara derivazione adriatica, che semplifica la beva rendendo pressoché impossibile poggiare il calice sul tavolo. Dopo qualche minuto cresce nettamente mostrando un discreto carattere, facendo di quest’ultima, così come dell’intrigante freschezza il suo cavallo di battaglia.
Consiglio di berlo ad una temperatura di 10-12 gradi ed in calici a tulipano di media grandezza.
Come abbinamento è indicato dall’aperitivo fino a diventare a tutto pasto, se decidiamo di farci del bene mangiando dell’ottimo pesce fresco. Possiamo partire dagli antipasti marini, quali alici marinate e capesante anche gratinate per poi proseguire con primi piatti a base di ragù di pesce, purché siano “in bianco” per non incrementare l’acidità col pomodoro. Con i secondi piatti regge bene sia quelli delicati al vapore come quelli un po’ più robusti al forno. Perfetto anche con crudi e carpacci.

Ovviamente regge anche i piatti a base di carne bianca e verdura, secondo me è un ottima idea rallegrarsi con un calice di questa Fonte della Corte in un triste pasto con petto di pollo e verdurine lesse, almeno teniamo su l’umore. Io l’ho abbinato ad un ottimo hamburger “crudocotto” di tonno, abbinamento pressochè perfetto in quanto l’acidità si sposava a meraviglia con l’umido del tonno crudo, ed il suo corpo reggeva bene la parte di tonno cotta. Purtroppo non posso raccontarvi il calice del giorno dopo… finito in un baleno la sera stessa!