venerdì 7 marzo 2014

Le Vaie 2012 Emilia I.G.T. di Isola BO

Chi lo ha detto che i buoni vini sono solo quelli famosi, di zone vocate facilmente reperibili? Oggi vi voglio parlare di un vino insolito, certo fatto con un uva oggi molto modaiola, ma con un’interpretazione personale di livello e con un impronta territoriale nuova.
Il vino in questione è il Le Vaie 2012 Riesling di Isola di Monte San Pietro provincia di Bologna.
La zona è il cru del pignoletto classico, quella parte di provincia di Bologna che costeggia il Samoggia e si alza verso l’appennino. L’azienda è la storica Isola della famiglia Francescini, oggi guidata dal giovane e bravo Gianluca. Gianluca ha proseguito la strada del padre, mantenendo l’azienda in binari di qualità e tradizione ottenendo ottimi prodotti che si contraddistinguono per franchezza e pulizia. Questa strada ha portato ad avere ottimi vini “tradizionali” quali Pignoletto, fermo e frizzante, classico e spumante, cabernet Sauvignon e infine Barbera. Francesco per mettere il suo sigillo in azienda ha creduto e scommesso su un vino insolito per il territorio, il riesling renano, oltretutto vinificato in netta e spiccata direzione alsaziana.
A dire la verità il Riesling nel bolognese è sempre stato presente, ma nell’ultimo ventennio è stato progressivamente accantonato per far spazio all’autoctono Pignoletto.
La bottiglia è l’insolita borgognotta, dico insolita in quanto con un riesling stile alsaziano, mi immaginavo la tradizionale renana, sormontata dalla simpatica e gradevole etichetta aziendale in multicolor. Nel Le Vaie il simbolo dell’azienda è colorato in un moderno rosso bordeaux e verde, detto così l’accostamento è forzato, ma se date un occhiata alla foto allegata si evince l’armonia complessiva azzeccata dell’etichetta.
Alla mescita si denota un bel giallo paglierino scarico, con riflessi verdolini, brillante e luminoso. Al naso si è invasi da un intenso e persistente profumo, tipico e franco. Sensazioni fruttate e floreali si integrano a quelle minerali e da idrocarburi. Nel dettaglio sono evidenti la pesca, la maracuja in fase maturativa piena, fresche note di ginestra e salgemma vengono superate dagli idrocarburi e quelle pungenti minerali con un richiamo balsamico. A distanza di qualche minuto i profumi si armonizzano ed evolvono in linea retta verso una finezza elegante. Anche in bocca il Le vaie 12 si pone con una buona intensità e persistenza, secco ma con un evidente residuo zuccherino che rende la beva intrigante e goduriosa. Residuo zuccherino che non è nascosto per rendere il vino facile, ma è dichiarato con chiarezza in retro etichetta, dove si scopre anche il valore, in questo cado 27 g/litro. A mio parere essendo per tipologia un vino dall’acidità spiccata quasi bestiale, questo residuo zuccherino è pressoché necessario per aiutare la beva e renderlo apprezzabile fin dai primi anni dalla produzione donando quella morbidezza che altrimenti non avrebbe. Il modesto tenore alcolico, 9.7 gradi, fa il resto nell’alleggerire la beva, difatti è veramente difficile poggiare il calice. Molto fresco di acidità come detto  e con un’ottima sapidità minerale che mette in luce nella sua lunghissima persistenza.  Corpo e struttura di valore adeguato a questo vino, che vuole essere un ottimo compagno di un altrettanto  buon pasto senza sopra avanzarlo. Armonico e buon equilibrio tra le componenti dure e quelle morbide, insomma un interessantissimo Riesling gradevole e ben fatto, che con pochi euro può regalarci ottime emozioni.
Consiglio di servire questo vino in calici a tulipano di media grandezza ed ad una temperatura di 8, 10° per meglio esaltare le componenti olfattive e sulla freschezza.
Come abbinamento con antipasti bianchi a base di verdure e pesce, sia in cruditè che in tartare, ma anche con scottature al vapore. Primi piatti a base sempre di pesce o crostacei, risotti creativi, con frutta e pesce.
Perfetto con tutta la gamma dei crostacei, sfruttando il residuo zuccherino di questo Le Vaie andremo ad esaltare la dolcezza sapida del crostaceo. Intrigante e da provare in attesa dell’estate con la mozzarella di bufala
Io l’ho abbinato ad un ottimo polpo con patate ed olive taggiasche, piatto classico della cucina italiana , e si è rivelato un abbinamento egregio, il vino di impatto morbido e dolce esaltava la dolcezza delle patate, mentre la parte sapida andava a braccetto con la salinità, anch’essa dolce del polpo, a ripulire la bocca per il proseguo del pasto ci pensava la taggiasca.
Regge molto bene anche il calice del giorno dopo, anch’esso affiancato con la “rimanenza” casalinga del polpo del giorno prima… sottolineando che l’abbinamento migliore rimane quello di condividere la bottiglia con le persone amate.


Maestro Enogastronomo Sommelier Paride Cocchi