giovedì 20 marzo 2014

Barbera della Stoppa 2005 Emilia IGT


E’ sempre un grandissimo piacere portare in tavola una bottiglia de La Stoppa, certo vini difficili ed impegnativi, ma capaci di regalare emozioni e autenticità. Fortemente legati alla tradizione al territorio e all’annata senza nascondersi, senza timore e senza voglia di piacere a tutti i costi. In poche parole un vino vero, frutto oltre che dell’uva e della natura anche dell’annata e della mano dosata dell’uomo.

L’Azienda è La Stoppa dell’energica Elena Pantaleoni, che da ormai un ventennio la conduce con sapienza e maestria, coadiuvata dall’effervescente enologo Giulio Armani con cui si è creata un’ottima simbiosi, tanto che parlando con loro, conoscendoli sempre più ritrovi la loro filosofia nel calice come frutto di coerenza alchemica. Il terreno è quello argillo limoso di Rivergaro in provincia di Piacenza, dove i primi colli si alzano dalla pianura padana seguendo il corso del fiume Trebbia, la coltivazione a regime biologico è ancora più attenta e sostenibile di quanto il disciplinare consenta. Vecchi impianti, potature mirate ad una bassa resa, inerbimento naturale, l’uso del solo rame e zolfo a protezione delle vigne sono le armi in campo. Anche in cantina l’attenzione è massima, uso dei soli lieviti indigeni, sapiente mix del legno e dei lunghi affinamenti, nessuna filtrazione sono le armi ormai da anni adottate.

D’altronde la Pantaleoni è una trainatrice dei sempre più fervidi movimenti a difesa della sostenibilità agri viticola volta a produrre vini che si discostino dalla standardizzazione del gusto, trasmettendo autenticità, cultura e soprattutto passione.

Il vino che andremo a degustare quest’oggi è la Barbera della Stoppa 2005 Barbera Emilia IGT, frutto dell’ormai autoctona e storica barbera in questo caso vinificata in purezza con una maturazione di un anno in barrique di rovere francese e di altri due anni di affinamento in bottiglia.

La bottiglia è la classica bordolese con una bella ed elegante etichetta bianca, con impresso in rosso oltre al logo dell’azienda anche il nome del vino che in questo caso corrisponde sia all’uva utilizzata che all’azienda stessa creando un simpatico gioco di parole, difatti il nome del vino è proprio l’intero “Barbera della Stoppa”.

Alla mescita si evince un bel rosso rubino luminoso e brillante, carico e fitto di colore, quasi impenetrabile. Appena aperto fatica ad esprimersi, ha bisogno di aria e un po’ di tempo, sono quasi 9 gli anni che questo vino è chiuso in contenitori (botte e bottiglia) con poca aria. Praticamente come quando noi, dopo una nuotata in apnea emergiamo iniziando ad annaspare in cerca di aria. Qualche minuto, qualche rotazione del calice, perché no, una decantazione ed il vino inizia a concedersi. Da subito risaltano i sentori fruttati di una frutta a pasta rossa soda e di media grandezza. Prugna e susina di una franchezza nitida e chiara vengono fuori assieme ai primi sentori un po’ selvaggi e terrosi a ricordare che questo vino è vero e senza compromessi, evidenti anche i richiami freschi e vinosi che si intersecano con note dal richiamo balsamico e di sottobosco.

In bocca la prima sensazione in assoluto che provo è la succosità disarmante che ha questa barbera. Pastosità di franco richiamo fruttato, sicuramente secco di zuccheri, seppur con un residuo zuccherino che aiuta a contrastare l’ancora elevata freschezza nonostante siamo a quasi 9 anni dalla vendemmia, facilitando la beva rendendolo di impatto morbido. Molto persistente ed intenso, durante la sua persistenza si gode della sapidità minerale che impresciosisce la beva. Trama tannica fitta ma morbida quasi vellutata nonostante questo vino oscilli verso la rusticità che ben si integra al importate grado alcolico che comunque rimane ben nascosto. Concludendo posso sicuramente dire che quando penso ad un vino rosso, lo immagino proprio come questa Barbera della Stoppa 2005; difatti durante l’assaggio per questo scritto, mi sono accorto di aver iniziato la bottiglia degustandolo, per poi, senza accorgermene essere passato a berlo di gusto.

Consiglio di stappare con anticipo questa bottiglia, di servirla ad una temperatura di 16°-18° ed in bicchieri a tulipano di ampia grandezza. Io l’ho degustato a temperatura di cantina (la mia da appartamento, per cui non eccessivamente fredda, ma neanche calda come la mia sala) e la sensazione mi è piaciuta molta, ha reso il frutto più croccante e caratterizzato l’acidità ed il tannino.

L’alta gastronomicità di questa barbera rende perfetto l’utilizzo a tutto pasto, partendo dall’antipasto italiano a base di salumi, e Dio solo sa quante primizie ci sono nel piacentino, a primi piatti a base di paste anche all’uovo condite con ragù di carne, per finire poi a piatti di carni rosse sia arrostite che alla griglia. Da provare anche con formaggi stagionati e saporiti. Io l’ho abbinato ad una veloce cena a base di pane toscano leggermente tostato accompagnato con coppa piacentina, coppa d’estate prosciutto e salame tagliato rigorosamente al coltello abbinamento che mi ha particolarmente soddisfatto per l’esaltazione reciproca dei salumi e del vino, col grasso asciutto e lardettato ben ripulito dal tannino morbido. Regge benissimo, perdendo punti solo al naso, anche il calice del giorno dopo, ammesso che ne rimanga, questa volta abbinato ad una semplice bistecca alla piastra, anche in questo caso abbinamento semplice ma riuscito giocato questa volta sulla succosità della carne tagliata non troppo sottile.

L’abbinamento perfetto è però quello di condividere la bottiglia con le persone amate, sia in famiglia che tra amici, d'altronde l’uso perfetto di questa barbera è proprio una tavolata goliardica di amici nella classica rimpatriata del venerdì sera.



Maestro Enogastronomo Sommelier Paride Cocchi